Francesca Canepa

La Vera Felicità

Immagine di un cavallo Sic mundus creatus est set ud perspiciatis

Lo so che volete sapere della gara. Ma la foto a destra, pur nei limiti qualitativi dati dalla situazione, secondo me è una delle più belle che ho. Abbiamo “combattuto”, per così dire, perché eravamo in gara, ma principalmente siamo sopravvissute, quindi quando Meredith è arrivata le ho detto di sedersi qui con me. Prima di tutto, eravamo vive 🤣🤣. Discuto spesso con Renato per la faccenda delle gare tecniche. Lui mi imputa la fastidiosa abitudine di dire sempre che l’ultima gara che ho fatto è la più tecnica della vita. Tradotto, non ci crede. Qui però ho dalla mia TESTIMONI OCULARI. Gente che c’era. Ha visto. Partenza serena, 12 amabili km di poderale. La situazione è sotto controllo e sto bene. Dopo CP 1 Michel in persona mi aveva avvisata che avremmo iniziato a mettere le mani sulla roccia. Ha sorvolato sui piedi nell’acqua, ma nel complesso della cosa direi che è decisamente marginale. Meredith passa. Penso che potrei ritirarmi, perché la velocità a cui scompare non depone a favore di una mia grande prestazione. Eppure mi sentivo bene cazzo. È che faccio schifo in questi tratti, non lo scopro ora, ma tant’è. Poi attacca una salita muscolare e BAM, le mie cellule striate si ricordano perché siamo qui e con una sorprendente propulsione mi portano a superare gente, tra cui lei. CP 2: attacca un’altra salita, su poderale ripidissima. Mi sembra assurdo sprecare un’occasione e quindi corro. Costa meno che camminare, rende di più, corro. Potrei dovermene pentire, penso. Corro, che non si sa mai cosa riserva il futuro. In breve lo scopro. Fine delle poderali. Il resto sarà tutto, solo e sempre, o roccia verticale, o roccia al posto del pavimento, o sentieri di roccia e pietre. Il cervello non può mai riposare, devi restare sul pezzo o ci sono grandi possibilità di farsi fuori. Il corpo non può mai rilassarsi, solo cambiare ritmo ( e tipicamente da lento a lentissimo) e darci dentro fino alla morte perché o sali o scendi e non si sa cosa sia peggio. I km scorrono (lentamente, va da sè) e mi trovo insieme a un tedesco. In un muro di salita mi chiede come mi alleno. Spiego che corro il meno possibile, non arrivo a 20 km settimanali ma faccio lavori di forza e anche bici da spinning in casa. Sembra sorpreso ma riconosce che è sicuramente un buon sistema per evitare infortuni. Andiamo avanti, nella discesa tecnica successiva io vado come un tasso, lui passa e io trovo Matteo, che da lì in poi condividerà con me la faccenda. È bello trovarsi con uno che ogni volta che vede una nuova salita dove ti aspettavi, se non di scendere facile almeno di scendere, e se non di scendere almeno non un altro muro, impreca come te. In un attacco di paranoia mi viene l’idea di chiamare Renato per avere i distacchi aggiornati e scopriamo così di essere in 11 e 12 posizione, cosa che ci ha sollevato il morale, anche se non abbastanza da farci dimenticare ciò che ci aspettava. Il MURO. Una parete letteralmente di roccia di circa MILLE , capitemi bene, MILLE metri verticali. Da spararsi. Per arrivare al muro, capitemi bene, MILLEDUECENTO negativi, su poderale ripida. Ho pensato: se non faccio il distacco qua, che è l’unico tratto a me realmente favorevole, non lo faccio più. E così attacco giù, fracassandomi definitivamente i quadricipiti nell’intento di mettere più minuti possibili tra me e Mere. Intanto trovo Oliviero, che sta facendo la 170 ed è un dono del signore perché mi dà una barretta diversa dalle cose che avevo io e che non potevo più tollerare. E mi fa compagnia per un po’, perché Matteo nella discesa si è tenuto conservativo. CP 12. Attacco il muro. Decido di procedere in stile himalayano, come fossi a 80000m, un passo lentissimo dopo l’altro, basta avanzare. Funziona relativamente, il più delle volte barcollo, e penso che se cado ci rimango, 1000m più sotto 😬😬. Nel dubbio inserisco vari tratti di reale arrampicata, almeno mi sento attaccata alla roccia, e alle merde di capra, ma chissenefrega delle mani nelle merde di capra, i problemi sono altri. Per esempio il fatto che, quando finalmente usciamo dalla parete, con Matteo che mi ha raggiunto, ci indicano una nuova salita. Ripartiamo certi e persuasi che non può durare, deve essere l’ultima. Non lo è. Un inglese che si è unito a noi al ristoro solleva un dubbio. Forse siamo sulla 170 😱😱😱???? Ragiono. Non può essere. È tutto coerente fino ad ora, per scrupolo guardo anche la foto del profilo che nella sua infinita previdenza mi ha mandato Valentina. Secondo me siamo giusti. Matteo vuole proseguire, io anche, ma l’inglese ha chiamato il numero del soccorso per domandare. Passano i minuti. 50 per la precisione, prima che da dietro arrivi uno come noi, della 130, ragionevolmente convinto di essere giusto. Abbiamo perso 50’, siamo congelati, furiosi come caimani per aver fatto sto casino e ripartiamo. Ancora su. Altri 400m. In sintesi, perché sono certa che non ne potrete più manco voi: arriviamo al CP, prendiamo acqua e attacchiamo giù perché vogliamo solo finirla, cosa saranno mai 12 km. 😱😱😱😱😱😱😱 Saranno solo e semplicemente 12 km TUTTI di pietre. Ogni cellula vivente del mio corpo ogni curva urlava “fa che adesso ci sia una poderale perché DEVE esserci una cazzo di poderale”. Nella mia testa esiste che gli ultimi km di OGNI gara devono essere facili. Sfortunatamente è un’idea autoctona, presente solo nella mia circoscritta materia grigia, quindi non c’è nessuna poderale e giù sulle pietre del cazzo. Non voglio pensare a quanti minuti supplementari perdo a ogni passo, perché ogni passo è una storta, una scivolata, una spina che si pianta da qualche parte. Eppure ci penso e mi prende la paranoia perché uno non può buttare una gara con una previsione di tempo per una volta decorosa perchè ha fatto casino e non pago continua a farne perché è sconcentrato. Dov’è il fottuto flow???? 🤣🤣🤣deve essere rimasto in cima al muro, cosa ci posso fare, non riesco mai a mantenerlo dall’inizio alla fine ma devo farmene una ragione e continuare a scendere, sperando che basti. È bastato. 😅ho vinto Oman by UTMB ed è fighissimo, perché UTMB significa tutto e grazie a questa gara sono riuscita in parte a riscattare la delusione del ritiro di Chamonix. E Oman significa una settimana da sogno passata con gli amici Valentina, Matteo, Oliviero e altri ritrovati qui. Significa anche botte dappertutto e grande forza d’animo profusa per portare a termine questa cosa che, perdonatemi, definisco impresa. Io odio imprese ed eroi auto nominati ma tirare a casa questa gara, non vincerla sia chiaro, solo finirla, è un’impresa. E io che odio i terreni difficili sono incredula e fiera per esserne venuta fuori. Potevo aspirare a fare sotto le 24 ore senza peccare di presunzione. Ne ho fatte 26.11 mi pare ma potevo anche ritirarmi. O potevo spaccarmi la faccia. O mille altre cose. 26 ore va bene. PS: foto 3, IL MURO. Vedete voi 😱😱😱


MA VOI COME RECUPERATE 🤔🤔???

Qualche giorno fa ho posto la domanda sulla mia pagina Instagram. Ora la pongo anche a voi 😁felici . Dunque, secondo me è pertinente, perché scienza alla mano, il recupero è persino più importante dell’allenamento. Più ALLENANTE, addirittura. Ora, posto che molti Runners inspiegabilmente non riescono a farsene una ragione e tendono a correre sempre, comunque, sul dolore, sulla stanchezza, contro ogni logica e contro ogni PIACERE, recuperare resta un fatto complesso. Perché è multifattoriale. Quindi veniamo a me, che sono l’unica di cui posso esaustivamente parlare. Io faccio questo: - riposo sul serio (ovvero a parte portare fuori i bracchi italiani non muovo un’unghia) - mangio: verdure e frutta, proteine di pesce/uova o legumi, pasta o pane Vitamill e torte fatte con la stessa farina - leggo: preferibilmente romanzini leggeri, love story che finiscono bene oppure médical thriller ( sono eclettica in effetti 😁😁) ma preferibilmente in inglese o francese così posso ardire ad inserire la pratica anche nella voce successiva - studio: o le lingue (vedi sopra) o argomenti che riscuotono il mio interesse nel momento dato - vedo le amiche che in altri momenti non ho tempo/modo di vedere Ecco. Per applicare al massimo il principio dell’equilibrio a me tanto caro, se il corpo riposa il cervello deve darsi da fare, applicandosi a qualcosa che, interessandolo, gli permetta di rigenerarsi. Perché ecco, io ve lo dico. Correre ore e ore e ore e ore e ore nei boschi NON È SEMPRE DIVERTENTE. E io ho bisogno di svago. Ok. Questa è la mia opinione. Voi???? Ditemi. Dai!!!!😍😍